Il bello dell’inverno. Calo delle nascite e invecchiamento della popolazione

Sapendo che per buona parte della vita mi sono occupato di demografia, mi è stato chiesto di scrivere un articolo sul cosiddetto “inverno demografico”. Quest’ultima definizione non mi piace, in quanto sembra suggerire che fenomeni a mio avviso positivi, quali l’aumento della speranza di vita e la diminuzione della fecondità, siano da considerare negativi. Tuttavia proverò a fare alcuni ragionamenti in merito, partendo da quanto scrive sul tema Wikipedia che, con tutti i suoi evidenti limiti, e nonostante la recente diffusione della cosiddetta “intelligenza artificiale”, rimane uno degli strumenti d’informazione più utilizzati dal grande pubblico.

«Inverno demografico – recita Wikipedia – è il termine coniato da alcuni sociologi per descrivere l’invecchiamento, ovvero l’aumento dell’età media, della popolazione.

Il termine è stato usato per la prima volta da Michel Schooyans, professore emerito presso l’Università Cattolica di Lovanio (dal 1968). Per l’Europa, politici di diverse tendenze hanno annunciato un “suicidio demografico”. Michel Rocard, Primo ministro francese, al termine della conferenza denominata “Famiglia” del 20 gennaio 1989, ha dichiarato: “La maggior parte degli stati dell’Europa occidentale sono predisposti a commettere suicidio, un suicidio demografico…”

Un paese ha bisogno di mantenere un tasso di natalità (in realtà: un Tasso di Fecondità Totale, n.d.a.) di 2,1 figli per donna per sostituire la sua popolazione attuale. Tuttavia, solo in Europa il tasso di natalità (il TFT, n.d.a.) è di 1,3 e si stima che, entro il 2030, l’Europa avrà un deficit di 20 milioni di lavoratori. Allo stesso tempo, in Russia si prevede di perdere entro il 2050 un terzo della popolazione esistente nei primi anni del 2000. Per la prima volta dopo 60 anni, la popolazione della Cina ha registrato una decrescita sia nel 2022 che nel 2023. (…)

La BBC ha asserito che l’Europa sta vivendo un inverno demografico: il “livello di popolazione in diverse parti del mondo sviluppato è in declino, ma questo è particolarmente evidente nei paesi occidentali”, soprattutto in Europa. (…). Molti paesi non possiedono un numero sufficiente di giovani per rinnovare le loro popolazioni e quindi fronteggiare il peso economico della popolazione invecchiata. (…)

In Italia, dal 2008 al 2025 le nascite sono passate da 576.000 a 355.000 diminuendo di 221.000 unità, una riduzione del 38,4%. Questo declino coinvolge indiscriminatamente sia i nati di cittadinanza italiana che straniera. Nel 2010 il tasso di fecondità totale era pari a 1,46 figli per donna, sceso nel 2024 al minimo storico di 1,18 e con un ulteriore calo a 1,14 nel 2025. (…)»

Come ho premesso, il fatto che la speranza di vita alla nascita (e, soprattutto, la speranza di vita in buona salute) sia in aumento non mi addolora (anche perché io stesso sono vecchierello) e neppure mi addolora che si facciano pochi figli (la popolazione mondiale ha recentemente superato gli otto miliardi di individui, esercitando sul pianeta una pressione insostenibile).

Quanto all’affermazione che il calo della fecondità provocherebbe un deficit della popolazione in età attiva e pertanto “molti paesi non possiedono un numero sufficiente di giovani per (…) fronteggiare il peso economico della popolazione invecchiata” mi sembra assai discutibile. È noto infatti che le nuove tecnologie rendono sempre meno necessario il lavoro umano nell’agricoltura e nell’industria, consentendo a un numero sempre maggiore di persone in età attiva di impegnarsi nel lavoro di cura.

Soffermandosi poi, in particolare, sulla situazione italiana, è evidente che, anche qualora tra pochi anni il numero dei giovani dovesse risultare troppo scarso per “fronteggiare il peso (…) della popolazione invecchiata” sarebbe sufficiente aprire le frontiere ai tanti giovani migranti desiderosi di vivere nel nostro paese.

Faccio notare che, nella citazione appena riportata, ho eliminato l’aggettivo “economico”, sostituendolo con tre puntini messi tra parentesi. Questo perché, in Italia, si è giunti all’assurdità che spesso non è la popolazione in età attiva a sostenere economicamente quella anziana. In molti casi avviene proprio il contrario: è la popolazione anziana che, grazie ai contributi versati o ai diritti a suo tempo conquistati attraverso dure lotte, sostiene economicamente quella in età attiva. E sempre più numerosi sono i casi nei quali i figli nascondono i cadaveri degli anziani genitori per continuare a percepire la loro pensione…

Insomma: in Italia l’epoca nella quale il contadino si recava al lavoro consapevole di dover portare a casa il cibo per sé, per il genitore e per il figlioletto che, divenuto adulto, l’avrebbe mantenuto è finita da un pezzo.

Luciano Nicolini

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